"+39 Prefisso per la Memoria"
“Buongiorno Colonnello Castaldi, sono il Ten. Giorgio Ferranti, avrei bisogno di una licenza per l’estero”.
“Dove va Ferranti?”
“A Bruxelles Signor Colonnello, insieme all’Aviere Mauro Trapella e al Serg. Valter Norcia”.
“Come mai andate a Bruxelles?”
“Per una passione particolare, una passione bianconera”.
“Va Bene Tenente, fate le richieste e seguirà approvazione”.
“Mauro, Valter, facciamo le richieste di licenza e tu, Mauro, contatta pure il Club Primo Amore di Torino per la conferma dei biglietti”.
Mauro abitava ed abita a Nichelino vicino Torino e stava svolgendo il militare a Roma come pure il Sergente Valter Norcia assegnato ad uno dei Reparti della Caserma Romagnoli in Via dei Frentani.
Ed aveva contatti con i clubs di Torino riuscendo quindi a trovare i biglietti per la finale di Coppa Campioni Juventus-Liverpool.
Tutto organizzato, andiamo a dormire a casa di Mauro il giorno prima della partenza e poi in autobus verso Bruxelles.
Tanto entusiasmo senza sentire la stanchezza del viaggio.
Arriviamo a Bruxelles intorno all’ora di pranzo e vicini al Parco dell’Heysel, attraversando la città, già le prime avvisaglie di un qualcosa di non definito, comunque preoccupante.
Al passaggio del nostro pullman, in una piazza dove c’erano molti tifosi inglesi seduti a bere, furono lanciate verso il pullman molte bottiglie di birra.
Poi però arrivati al Parco ci fu un’atmosfera comunque di festa, tifosi italiani ed inglesi mischiati a mangiare, bere, a scambiarsi sciarpe.
Avvicinandosi allo stadio per entrare, attendendo l’apertura dei cancelli, altri segnali di grande disorganizzazione, di preoccupazione.
Ricordo che per entrare nella curva c’era un solo ingresso e per di più’ strettissimo e quindi si era costretti all’entrata uno per volta, tempi lunghissimi, coda incredibile, polizia belga che faceva “ordine” in pochissime unità, stando a cavallo e caricando di tanto in tanto la folla per evitare l’enorme spinta dei tifosi per entrare.
Il muro che delimitava lo stadio era alto poco più di due metri, ci voleva poco a superarlo, negli altri settori gli inglesi scavalcavano ed entravano con innumerevoli cassette di birra. Ad un certo punto, talmente la stanchezza e l’attesa e la spinta dei tifosi anche noi scavalcammo il muro e ci trovammo all’interno dello stadio totalmente “infossato” rispetto al piano stradale, ci trovammo in pratica all’ultimo anello delle curva.
Ed altra scoperta non proprio tranquillizzante, in pratica non c’erano gradoni di cemento per sedersi ma dei marciapiedini tra un livello e l’altro che si sfaldavano con una semplice pressione del piede, stadio vecchio, vetusto, brutto.
Intorno alle 19 ci fu anche la bella iniziativa di far svolgere una partita tra due formazioni giovanili con ovvia partigianeria opposta tra tifosi.
Noi ci trovavamo nella curva occupata dagli ultras della Juventus mentre la curva opposta era divisa a metà tra tifosi inglesi e tifosi della Juventus per lo più famiglie e tifosi provenienti da clubs esteri, divisa veramente da una rete di pollaio e da un cordone “inesistente” di guardie preposte con i soliti quattro poliziotti a cavallo che vagavano sotto le curve sul campo.
Improvvisamente ci furono scaramucce nella curva opposta, si vedevamo gli ultras inglesi che chiaramente “alticci” si avvicinano alla rete di divisione con i tifosi italiani in un crescendo di provocazioni e minacce. Ancora oggi penso che se nel settore “z” ci fossero stati gli Ultras della Juventus si sarebbe concluso tutto con minacce verbali e qualche scontro.
Ancor più improvvisamente ci furono dei razzi sparati dal settore degli inglesi verso gli italiani e poi … vedemmo solo i nostri tifosi in campo, la curva svuotata, i quattro poliziotti a cavallo che rimanevano nel nulla.
Attimi di smarrimento, non si capiva nulla, nessuno comunicava, nessuno metteva ordine.
Poi ci fu un segnale chiaro e inequivocabile che qualcosa di serio era successo; gli Ultras ritirano tutti gli striscioni, gli stessi Ultras partirono dalla curva sotto di noi ed attraversarono tutto il campo in una sorta di ricerca di scontro con i tifosi inglesi. Scontri che fortunatamente non ci furono.
Smarrimento, smarrimento, incredulità, pensieri, preoccupazioni, ricerca di notizie.
Attimi interminabili.
Si cominciò a diffondere la notizia di un morto, di due morti, ci fu l’annuncio dei due capitani delle squadre che si sarebbe giocato per motivi di ordine pubblico.
Ho sempre, sempre, sempre in testa le parole di Gaetano Scirea “La partita verrà giocata per consentire alla Polizia di organizzare la protezione durante l’uscita dallo stadio. Non rispondete alle provocazioni. Restate calmi. Giochiamo per voi”.
Poi prevalse il buon senso, poi prevalse la preoccupazione per chi era a casa e senza notizie, senza certezze.
Andammo via.
Andammo al nostro pullman, prendemmo gli zaini e lasciammo detto che saremmo rientrati con il treno, pensando a quanto tempo sarebbe passato prima che si sarebbero ritrovati tutti per la partenza dopo la partita.
Per andare al pullman facemmo in pratica il giro intorno allo stadio, non incontrammo neanche un poliziotto, solo altri tifosi che come noi avevano la preoccupazione di telefonare a casa (si gioca per ordine pubblico…………….).
Alle cabine telefoniche code pazzesche, nei locali idem, ci facemmo forza e ci recammo ad un posto di polizia, provammo con le credenziali di militari a chiedere la possibilità di una telefonata.
“Ci sono le cabine telefoniche !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” Il ritornello delle risposte.
Suonammo casa per casa cercando di farci capire che volevamo solo telefonare.
Dopo tanti tentativi una signora ci apre, in cucina la madre anziana della signora ed il televisore acceso con la trasmissione della partita a cento metri dalla casa…………..
Niente, linee occupate, niente di niente.
Prendemmo un taxi per farci portare alla stazione ferroviaria, anche sul taxi la radio che trasmetteva la partita…………………………..
Giunti alla stazione finalmente riuscimmo a telefonare e tranquillizzare a casa.
Ricordo che inconsciamente chiesi: "Cosa ha fatto la Juventus?"
Era ormai mezzanotte.
Di li’ a poco il treno per Parigi e poi per Torino.
A parigi comprai l’Equipe dal titolo “Le football assassin” con tutte le tragiche notizie.
Poi il treno per Torino, il rientro a casa.
Venti anni per rimettere piede in uno stadio, la prima volta che metto in parole scritte i ricordi sia pure in modo molto coinciso, impossibile scrivere e spiegare ciò che i ricordi provocano dentro di me, difficile capire tutti i commenti e tutte le osservazioni su quella maledetta Coppa da parte di chi non c’era, da parte di pseudo giornalisti.
E un immenso pensiero per tutti quelli che hanno perso un proprio caro per una partita di pallone, per una festa. Con tanta vicinanza all’associazione fra i familiari delle Vittime dell’Heysel ed una grande aspirazione di ricordare in qualche modo i 39 Angeli Bianconeri...