Cronaca di una trasferta in cui la partita diventa un dettaglio.
Fa caldo, 38 gradi di giorno, la notte climatizzatore acceso in camera ormai da giugno. Con la bolletta che arriverà ci avrei fatto due trasferte a Torino! Ah! La trasferta! Che bella la trasferta con gli amici soci dello Juventus Club Tivoli per vedere la Juve a Torino. La si programma 1/2/3 mesi prima, da quando Pinuccio Balsamo prenota il mitico “Hotel Parco Fiera”, economico, pulito e con una buona colazione.
Stavolta siamo in dieci. Si va a vedere Juve-Milan, terza di campionato. Con due macchine, rigorosamente GPL, altre volte abbiamo noleggiato un “9 posti”, ma stavolta con il Diesel alle stelle avremmo speso come un posto allo stadio vicino ad Elkan, oppure avremmo fatto la fine della mia bolletta col climatizzatore h24!
La sveglia suonerebbe alle 5.30, ma io sono sveglio da tempo e quindi mi alzo e la spengo 5 minuti prima. Fa già caldo porca miseria. Alle 6.00 Daniele (acronimo “Fino alla fine”) già scrive sulla chat creata per l’evento, “Daje”, per caricare il gruppone. Appuntamento alle 6.45 al Bar “Cornelia”.
“Tutto deve essere come Juve-Inter 4-3” sentenzia Pinuccio Balsamo, il depositario del sacro libro della cabala e massimo interprete delle obscure leggi della scaramanzia tiburtino-juventina. La cabala e la scaramanzia per i tifosi è sacra come l’Arca dell’Alleanza. E allora si riparte dal Bar Cornelia a Guidonia.
Caffè, sigaretta in balcone … porco boia… già fa caldo.
Il grande Lops arriva insieme a me a via Cornelia. Ma porca di quella zozza. Il bar è chiuso. E mò chi lo sente Pinuccio Balsamo.
Ci vuole un Piano B. Si va da Scardini, da Teresa, ci abbiamo fatto colazione in Juve-Como (3-0, la prima di Motta, non il panettone eh…quello è meglio). Maledetta scaramanzia. Teresa apre alle 7 …siamo li fuori ad aspettare. Ci apre addirittura in pigiama, mitica Teresa. Senza colazione scaramantica non si può partire.
Senza il rito del “gratta e vinci” mattutino prima della partenza (per pagare la trasferta) non si può cominciare. Prima o poi lo beccheremo! Non stavolta! La prossima.
Siamo in 10, anzi direi 7 + 3 zombie. Andrea ed Eros, ma pure Alessandro, il figlio di Pinuccio (i pargoli della compagnia…con 30anni meno di noi) credo abbiano dormito un’ora. Si parte.
Sembriamo una comitiva di diciassettenni che vanno in gita dopo aver abbandonato il professore alla pensilina. 36 ore di trasferta. Abbiamo fatto i conti, quasi la metà in macchina, 1/6 a mangiare (6 ore stimate). La partita occupa un misero 5% della trasferta. Ma la partita è il fine ultimo.
Si torna bambini. Proprio perché si torna bambini si cerca di organizzare tutto prima altrimenti farlo mentre si è “bambini” diventa impossibile. Il target primario è stare a Torino all’Osteria “quattro soldi” per le 13.30/14.00.
Abbiamo prenotato. Una volata bisogna fare. Ma ha risposto una cinese con vaga calata piemontese “Da Loma? In dieci? Vi aspettiamo entlo le quattoldici e quindici, poi chiudiamo!”. Amen. Ma avremo chiamato il ristorante giusto? Mistero. Lo scopriremo solo vivendo.
Ci sta anche il Gran Premio … mistero sulla strada da fare: A1 oppure passare da Genova. Genova e ponte Morandi … l’incubo di Enrichetto. Mesà che stavolta ci tocca, perché 400mila spettatori a Monza incombono sulla buona riuscita del pranzo a “quattro soldi”, poi la cinese chi la sente!
Enrichetto si è esercitato per tutto il mese di agosto al pianoforte 😅. Nel club si narra che abbia preparato per l’occasione la Sonata n. 14 in do diesis minore op. 27 n. 2: nota come “Al chiaro di luna” di Beethoven, ovviamente revisitata a modo suo. Deve fare la sua suonata propiziatoria appena arrivati all’Hotel Parco Fiera dove andiamo solitamente, e dove ci sta un pianoforte pronto all’uso.
Il viaggio scorre via. Abbiamo un guidatore astemio (grande Daniele) che per di più guida per “professione”, una Dacia Duster ultimo modello 1000 a gpl. Il momento “magico” scatta quando, a 160 all’ora, in cinque e con il climatizzatore acceso, facciamo i “fari” a una Maserati Ghibil Gran lusso 🏎️, 3000 di cilindrata e 430 cavalli …. che ancora ci cercano. Esilarante direi.
Ma nelle nostre menti siamo come la Juventus … che con 1000 di cilindrata…supera gli altri che apparentemente sono più forti e arrivano a 361 km/h, ma noi li sorprendiamo da dietro e non ci prendono più !
La trasferta è anche questo … i sogni di un tifoso diciassettenne 😁 , ah no, scusa 50/60enne.
Finalmente Enrichetto si addormenta … vuole prendere sonno prima del famigerato Ponte Morandi. Ci riesce, beato lui. Io sono piantato sul sedile centrale con l’inserto della cintura di sicurezza che incombe sul mio “didietro”. Il viaggio va via liscio … senza stereo, con Paravano beatamente seduto e spaparanzato in business class sul sedile anteriore con la scusa che “lui è più grosso”.
La radio non funziona … non si capisce perché! Solo a Torino si scoprirà che sulla dacia la radio bisogna accenderla prima di partire perché altrimenti ti blocca i “comandi” per la sicurezza del guidatore.
Ma tanto Enrichetto ormai si è addormentato, poco prima del ponte Morandi. A svegliarlo, quando manca un km dal ponte, ci pensa Pinuccio Balsamo dall’altra macchina, per ricordargli di non perdersi lo spettacolo e l’adrenalina del ponte. Enrico ringrazia, sentitamente, tra l’ilarità generale.
Un paio dii soste velocissime per il gpl (…cci vostri, 0,93 al litro contro i 0,67 di casa) … la cinese ci aspetta. Alla seconda sosta i tre zombie riprendono sembianze umane. Riescono anche a proferire un timido “daje rega” accompagnato da qualche blasfemia non traducibile e non trascrivibile che ha a che fare con qualche culla!
Inveita contro qualche avversario o qualche giocatore poco gradito. Non sarà mai mitica come la maledizione lanciata la scorsa trasferta da Andrea a qualche giocatore dei cartonati “Che te pozzi vedè li fiori da la parte de la radice” … (eh lo so, non l’avete capita, ma rileggetela!), ma ci è andata vicino.
Andrea (il grande Segretario del club e ministro delle iniziative apparentemente impossibili) nel frattempo, qualche giorno fa, ha fatto stampare le maglie con i loghi e le immagini personalizzate dello Juventus Club Tivoli che abbiamo “creato”. Ce le metteremo tutti insieme. “identità” del club allo stadium. Che spettacolo! Il sogno di ogni club.
Arriviamo puntuali al ristorante “quattro soldi” con la paura di aver prenotato qualche ristorante cinese del sottobosco torinese. E invece… ci accoglie la cinese a braccia aperte, ben felice che siamo arrivati alle 13.40 e non alle 14.
Ci godiamo il pranzo, accompagnato da 4 litri di Barbera che se ne vanno via così (e per fortuna abbiamo 4 astemi) tra focacce, vitel tonnè, paccheri, spiedoni di carne al ferro di cavallo, carne di hangus e patate alla calabrese. Per non farci mancare nulla la cinese ci offre limoncello e mirto (dopo che li avevamo già bevuti) … e quindi che fai … doppia porzione di limoncello e mirto; Tacendo l’astemia dei 4 ce ne facciamo portare 10 …. e due li beve Pinuccio Balsamo (uno dei 4 astemi) … che, a fine primo tempo, mi confesserà “Ecco, mlm … mò sto a digerì il secondo limoncello!”.
Arriviamo in hotel, 34 euro a testa, e ci sta lì ad aspettare il pianoforte. Solo il pianoforte, perché in hotel entriamo con un codice segreto fornitoci per telefono, che puntualmente sbagliamo quattro volte prima di riuscire ad entrare. Ed Enrico fa la sua magistrale esibizione tra l’ovazione del gruppo. Qualcuno si affaccia anche dal residence di fronte. Un momento indimenticabile. Quasi come il gol di Adzic al 93esimo.
Da lì comincia il lento prepartita, cominciano le angosce del tifoso, tra sigarette, preparativi scaramantici, amuleti sotto il cuscino, coca cola alle macchinette (“se no me pia sonno” … e poi invece ti piglia la tachicardia), commenti sulla probabile formazione, racconti eroici e storie di corna della ridente città di Tivoli e immancabili flatulenze e rutti collettivi.
L’ho già detto, in trasferta si perdono almeno 40 anni. Dai fisici non si direbbe però … abbiamo tutti fisici da “lanciatori di coriandoli” ormai … ma ne andiamo fieri.
Per la terza trasferta su quattro, me tocca un’altra volta Enrichetto sul letto matrimoniale e col climatizzatore che mi spara in faccia. Non me ne voglia Orietta, ma la cabala e la scaramanzia imperano. Ovviamente ogni volta mi guardo bene dal dormire con lo sguardo verso il muro! Ma mica perché non mi fido di Enrico (sigh), ma per il climatizzatore!
E’ ora di andare. 18.30. Ci siamo persi due soci! Daniele e Maurizio. Non rispondono al telefono. Qualcuno paventa l’idea che siano stati rapiti perché in zona Fiera il tifo granata è dominante. Qualcun altro lancia altre ipotesi meno bizzarre, soprattutto su Maurizio in cerca di una vecchia “compagnia”.
Finalmente rispondono al telefono. Erano andati a prendere un caffè a piedi verso Orbassano, che dista una trentina di km da Torino, perché così gli aveva detto un napoletano di Torino (?). O almeno così ci hanno raccontato.
Comunque si parte, destinazione stadium. Il parcheggio è sempre quello, alle spalle del J Hotel. Troviamo posto 100 mt più in giù del solito e Pinuccio insulta amabilmente i due ritardatari. Gioca Alajbegovic titolare, speranza di un futuro radioso, 19 anni fra qualche giorno, solo due più di noi 😜.
Abbiamo indossato tutti orgogliosamente la maglietta del club. Ne andiamo fieri. A petto in fuori. Andrea il tatuato ed Eros sono totalmente tornati umani. Dalla maglietta di Andrea, sul braccio, si nota dominante Atlante con il mondo sulle spalle … chissà perché lo ha fatto. Nel nostro immaginario mentale quel mondo lo abbiamo ora noi sulle spalle, manco dovessimo scendere in campo.
Pinuccio comincia con la sua tossetta nervosa, Daniele fischietta ma come un sibilo, ad Andrea (il segretario) gli si stampa una specie di paresi in faccia tipo joker, Enrico invece si tocca continuamente le tasche, io rullo due sigarette per volta e mi tocco i capelli, Maurizio parla e ogni tanto mette le mani giunte e sembra pregare, Paravano accenna un’andatura da maniaco, ognuno è nervoso a modo suo nel prepartita, a parte i ragazzetti che sembrano più tranquilli … non ho notato gesti particolari.
Sulla via dello stadio, mentre attraversiamo "Corso Gaetano Scirea" che per noi ha un doppio significato, si affaccia uno dalla macchina e fa “Juve merda” e mostra il dito medio. Milanista? Torinista? Chi lo sa. Si piglia solo qualche (flebile) insulto. A Roma sarebbe finita in modo diverso. Noi siamo romani … sotto sotto abbiamo tutti poi confessato di aver memorizzato la targa dell’auto. Ma poi, anche se l’avessimo trovata, non avremmo fatto nulla (sigh).
Nel frattempo Andrea (il segretario) fa un clamoroso gol di testa sotto la curva, prima di entrare, mentre io faccio un “gemellaggio” con i fratelli (così li considero per ragioni affettive) del club di Gallipoli.
Poi arriva un momento, direi il momento topico, almeno per me.
L’entrata allo Juventus stadium (eh si…io oggi lo chiamo ancora così … a proposito auguri, oggi compie 15 anni…sempre 2 meno di noi 🫠 ) è sempre quel momento che ti toglie il fiato.
Guardi e pensi “Ora ho capito perché ho fatto 700 km” e rimani lì quei 30 secondi senza respirare. Non vuoi parlare con nessuno. Sei lì, da solo e ogni volta pensi “Me lo ricorderò”. Ti senti parte di un tutto avvolgente. E’ tutto così perfetto ed emozionante che sembra irreale. E badate bene perché non fai una foto.
Nessuno fa la foto in quel momento, perché quel momento è intimamente tuo.
Una foto non potrà mai ricrearlo e restituirti quella emozione.
Musica, scendono in campo i giocatori … ognuno al riscaldamento segue il suo prediletto. Io mi concentro sul ragazzino bosniaco… nella mia mente finisce 1-0 e segna lui. E’ tempo di rinascere.
Comincia la partita, il gruppo dei 10 è un po' sparso. Abbiamo un modulo 4-3-3, anche quello scaramanticamente non modificabile (a meno di infortuni). Tutti al settore 208 Tribuna nord, ma divisi da qualche fila. Il club, anche grazie al Presidente che ci ha “creduto”, ha fatto un grande sacrificio e da tre anni è titolare di 6 abbonamenti che giriamo legalmente tra i soci. Bello e identitario. Siamo stranamente silenziosi. Fa un caldo atroce allo stadium. Mai vista una cosa del genere.
Inizia la partita. In questo contesto la partita diventa un dettaglio (il famoso 5%), un dettaglio seppur dominante ed il fine della trasferta, ma pur sempre un dettaglio. Pareggiamo, possiamo vincere, poi perdiamo, poi ripareggiamo… “The end”. Un po' delusi alla fine.
Manca ancora molto per tornare grandi: il ragazzino bosniaco così così, Locatelli così cosà, Kolo Muanì così e basta, manca il centrocampo, manca una punta che faccia gol, sembra mancare la “fame” … non certo a noi che appena finita la partita ci andiamo a mangiare una bella pizza a Venaria Reale (a 3 km dallo Stadium, alla pizzeria “Scacco Matto” a poco più di 15 euro a testa), in controtendenza rispetto al traffico.
E la pizza, il vino e la birra si portano via un po' di delusione sulla partita.
Daniele mi trascina a prendere un tiramisù. Un altro amaro (gli altri prendono “uno a caso” consigliato dalla signora) anche no! La signora si presenta con un bicchiere di tiramisù che pareva la coppa delle Fiere, ve la ricordate? Alto 28 cm e di diametro 10. Ci abbiamo mangiato in 3. E un po' è rimasto. Ovviamente Daniele lo ha mangiato tutto da solo. Sarà pure astemio ma magna … che Dio lo benedica!
I proprietari, che ci hanno aspettato amabilmente fino alle 23.45 seppur dovessero partire per le vacanze la mattina dopo, ci raccontano che il pomeriggio Spalletti era lì davanti alla pizzeria, da Buffetti. Vai a capire cosa stava facendo, forse comprava una block notes per cambiare modulo, nessuno di noi lo sa, ma sotto sotto ci spera.
Ma ve l’ho detto. La partita in questi casi diventa un dettaglio. Un dettaglio dominante, ma pur sempre un dettaglio. Il fine ma, stavolta, forse anche il “mezzo”.
Si va a letto verso l’1.30. Si riparte alle 9.30, dopo la ricca colazione all’americana all’hotel con doppio e triplo caffè, ma solo dopo che Enrico ha preso la pasticca della pressione ed ha fatto l’immancabile “riunione di Gabinetto”. Destinazione Autogrill Cantagallo…se non Pinuccio chi lo sente se non si mangiano i tortellini, sempre ottimi…porzioni da almeno 2 etti.
Dopo il tortellino c’è il secondo momento “Grattatona collettiva” con un gratta e vinci condiviso. Ci dobbiamo pagare la trasferta successiva. Di solito vinciamo 10 euro, lo rigiochiamo e vinciamo 50 o 100 euro, poi lo rigiochiamo alle scommesse sportive. Una volta siamo arrivati a 600 euro e abbiamo perso tutto. Stavolta ci fermiamo a 20 euro vinti e li riperdiamo puntualmente 😀. Pure stavolta la trasferta successiva la dobbiamo pagare … ma noi con tutto quello che vi ho raccontato non spendiamo mai più di 200/250 euro, biglietto compreso.
Eros ha gli allenamenti. Noi vogliamo bene ad Eros. Dobbiamo essere a casa alle 18, ci staremo alle 17.30, salvo imprevisti. Che puntualmente … accadono … qualcuno evidentemente ha lanciato una maledizione. Qualche idea la abbiamo sul colpevole. Macchina incendiata sull’A1 prima di Firenze, in galleria. Due ore e mezza fermi. Tutti fuori dalle macchine … in pieno sole a 40 gradi.
Per fortuna Andrea (il segretario) ha comprato un Barolo all’Autogril Cantagallo, bello fresco 🤣.
Maurizio fa una genialata e trova un tir vicino a noi che fa ombra. E quel tir diventa una tenda dove farsi quattro risate, fare due tiri a calcio e 10 palleggi (grande Eros!) con una palla da tennis trovata casualmente in macchina, conoscere gente nuova ed anche un paio di straniere, lituane per l’esattezza. Immaginate gli apprezzamenti di 10 diciassettenni.
Solo dopo, una delle due ci ha confessato “Ma io sono italiana. Solo lei è lituana”.
E Andrea (il segretario) “Ma quindi hai capito tutto quello che abbiamo detto?”.
Risposta, sorridendo “Eh si”. E si fanno anche una foto con noi.
Cala il sipario. Cos’altro aggiungere. Anche questo diventa un dettaglio, come la partita.
Tutti siamo un dettaglio, ma se messi insieme diventiamo uno splendido puzzle di colori e luci, ma rigorosamente in bianco e nero, che ogni trasferta aiuta a comporre e a definirne i dettagli, pezzo dopo pezzo e la partita non è più neanche il fine, ma diventa un mezzo … che trasporta amicizia e spensieratezza.
Non ci credete?
Provate a fare una trasferta con lo Juventus Club Tivoli!
Ne riparleremo.
Nuanda
Quando 1.400 chilometri in 20 ore diventano il percorso più breve per raggiungere la propria felicità in novanta minuti d'amore.
Ore 7:20 del mattino.
Mentre molti tifosi stanno ancora pensando a cosa fare nel fine settimana, incastrando gli impegni per tenere liberi almeno i 90 sacri minuti della partita, c'è un uomo che gira la chiave della sua Alfa Romeo 75 del 1992 e parte da Guidonia, “borsetta alla mano con sciarpa e maglietta bianconera”, con una destinazione precisa in testa: Venaria Reale.
Non per lavoro. Non per una vacanza. Non per un'emergenza. Per la Juventus!
Quasi settecento chilometri all'andata. Altri settecento al ritorno, senza soluzione di continuità. In mezzo, novanta minuti di partita.
Se qualcuno provasse a fare un calcolo matematico direbbe che è follia, che non ne vale la pena.
Ma la passione non segue la matematica. La passione segue il cuore.
Questa è la storia di Daniele Di Massimo, socio dello Juventus Club Tivoli "Gaetano Scirea", uno di quei tifosi che non si limitano ad amare la Juventus. La vivono. Una storia che racconta cosa significa essere juventini quando la passione supera la logica, la fatica e persino il sonno.
La respirano. La portano dentro ogni giorno della loro vita.
La destinazione è lo Juventus Stadium. In programma c'è Juventus-Atalanta delle ore 18.
Quasi Settecento chilometri davanti. Da Guidonia fino a Venaria Reale.
Durante il viaggio di andata lui dice “sono concentratissimo sulla guida”, “percorro l’Aurelia fino a Livorno e poi autostrada” ascolta le conferenze stampa, le ultime novità di formazione, le notizie che arrivano dall'ambiente bianconero. Il resto passa in secondo piano. “Una breve sosta per rifornimento, panino al volo” preparato amabilmente dalla moglie, “caffè e via”, Il corpo è ancora in autostrada. La mente è già allo Stadium. La stanchezza passa in secondo piano. La ragione lascia spazio all'amore. Durante il viaggio non pensa ai problemi. Non pensa alle difficoltà. Non pensa ai chilometri che mancano.
Una volta arrivato alle 15.30, parcheggia l'auto e percorre a piedi il tratto lungo la pista ciclabile che conduce da Venaria Reale fino allo Stadium. Sono gli ultimi due chilometri di una giornata iniziata molte ore prima. Ma è proprio lì che la stanchezza sparisce.
Perché per un tifoso come lui non conta il viaggio. Conta il momento.
Conta quell'istante, quel momento in cui si entra nello stadio e si vede il campo aprirsi davanti agli occhi, che ogni tifoso juventino conosce bene.
Quel momento che non smette mai di emozionare. Le luci. Il prato. Le tribune.
Lo stadium che si apre davanti agli occhi nella sua globalità avvolgente.
"Cosa si prova?" Daniele fatica persino a descriverlo. Perché certe emozioni non si raccontano.
Si vivono. Lui dice che tutto esplode quando si affaccia alle gradinate. "Affacciarsi alle gradinate è un mix di emozioni, un vortice di sensazioni. Poi arrivano gli inni e spesso scendono anche le lacrime". Parole semplici, ma capaci di spiegare quello che molti juventini provano e che è difficile raccontare a chi non lo vive. E in quel momento i chilometri percorsi non contano più. La fatica non conta più. Il sonno non conta più. Conta soltanto essere lì. “A casa", dice Daniele. La stessa parola utilizzata da Andrea Agnelli il giorno dell'inaugurazione dello Stadium: "Signori, benvenuti a casa".
Perché per un tifoso juventino lo Stadium non è uno stadio. È il luogo dove i sogni diventano ricordi. Daniele è juventino da sempre. O forse sarebbe più corretto dire che non ha mai avuto scelta.
Non ricorda nemmeno un momento preciso in cui abbia scelto la Juventus, perché in realtà la Juventus era già lì. In casa. In famiglia. Nelle domeniche passate con il padre che lo portava a vedere i bianconeri a Roma e qualche volta anche a Torino.
Certe passioni non si imparano. Si ereditano. Si ricevono in dono. E poi crescono insieme a te. Negli anni quella fiamma non si è mai spenta. Anzi. È diventata sempre più forte, nonostante la complessità della vita e la drammaticità di alcune sue fasi.
Talmente forte da spingere un uomo ad alzarsi all'alba, affrontare un viaggio lunghissimo da solo e rimettersi in macchina subito dopo la partita.
Quando gli chiedi quale sia stata la vittoria che lo ha fatto impazzire, la memoria vola subito a una partita che quasi tutti i tifosi nati prima degli anni 80, ricordano ancora oggi: Juventus-Fiorentina 3-2, la grande rimonta firmata da Alessandro Del Piero. Sono emozioni che restano scolpite per sempre.
Ogni tanto tutti quelli della mia generazione (la stessa di Daniele) rivivono nella loro mente il minuto 88 di quella partita, ancora sul 2 a 2 dopo una rimonta dallo 0-2 e dopo che Vialli, al gol del 2-2, prende la palla e nemmeno esulta per portarla a centrocampo e tentare l’impossibile. Tutti rivediamo Orlando (eh si .. era proprio lui, non lo ricordavate?) fare un lungo lancio disperato dalla fascia sinistra verso l'area di rigore viola, la palla che scende al giovane Alex che si si coordina in un modo impensabile e colpisce il pallone al volo di esterno destro, inventandosi una traiettoria che sfida le leggi della fisica che beffa Toldo all'incrocio dei pali per il definitivo 3-2.
Non sembra una coincidenza che proprio Daniele ci racconta che era presente “in campo” Del Piero a Juve-Atalanta accolto da un “boato” e dall’immancabile "Alessandro Del Piero, Oleeee!".
Nella vita Daniele fa il corriere per una società che opera nel settore della ristorazione. La sua giornata lavorativa inizia quando gran parte delle persone sta ancora dormendo, alle 4 di mattina.
Alle cinque del mattino si carica il camion e si parte per le consegne. Eppure questo non gli impedisce di affrontare trasferte che per molti sembrerebbero impossibili.
Negli ultimi anni ha raggiunto Torino in numerose occasioni: Atalanta, Milan, Cagliari, Lecce, Parma e ancora Atalanta. Quasi sempre da solo. Con due eccezioni speciali: una trasferta con il fratello per festeggiare i suoi sessant'anni e una vissuta insieme a un altro fratello e al nipote, per portarlo la prima volta allo Stadium.
Stavolta è andata bene contro l’Atalanta: 2-0 (come la precedente, 2-0 contro il Parma), L’ultima contro l’Atalanta che aveva visto era il famigerato 0-4 (Motta allenatore). E ricorda con orgoglio “Ero uno dei pochi che rimase seduto fino alla fine”, anche se non vogliamo immaginare il viaggio di ritorno di quella partita e nemmeno la settimana successiva visto che Daniele, quando gli chiediamo che peso abbia davvero la Juventus nella sua vita, arriva una risposta che fa sorridere ogni tifoso: "Se la Juve perde si spegne tutto. Non dovrebbe ricominciare la settimana."
Finita la partita, trionfale questa volta, la giornata non è ancora conclusa.
Mentre migliaia di tifosi cercano un albergo o una cena per prolungare la serata, Daniele fa il percorso inverso. Saluta lo Stadium, accende il motore della sua Alfa 75 e riparte. Destinaziano casa, l'altra casa. Davanti a lui ci sono altre sette, otto ore di viaggio. Tra poche ore la sveglia suonerà comunque, giusto il tempo di arrivare a casa. Per molti sarebbe impensabile.
Per lui è semplicemente il prezzo della felicità. Una maratona. Ma per lui non è un sacrificio. È semplicemente Juventus.
La Juventus occupa da sempre uno spazio particolare nella sua vita.
Una vita che non è stata sempre semplice.
Daniele ha attraversato momenti difficili, ha conosciuto il dolore e ha affrontato prove che lasciano il segno. Oggi però parla della sua esistenza con serenità, dedicandosi al lavoro, all'amore per sua moglie e la sua famiglia e alla grande passione bianconera.
Anche sua moglie, comprende perfettamente questa parte di lui.
È juventina, come poteva non esserlo. Come lo è suo suocero, anch'egli iscritto al club.
Quando arriva il momento di partire per l'ennesima trasferta solitaria non ci sono discussioni o rimproveri. Ci sono sorrisi. “Mia moglie è ben contenta di mandarmi tranquillamente, sapendo che è passione pura. Lei ha un’attività a Guidonia e quindi difficilmente può accompagnarmi, ma mi sostiene in questa mia passione”. Perché chi ama davvero una persona sa riconoscere ciò che la rende felice. E la Juventus, per Daniele, è felicità. C'è il sostegno di chi sa che certe passioni non si possono spiegare, ma solo rispettare. La felicità per Daniele è quindi doppia.
Molti si chiedono come si faccia ad affrontare da soli viaggi così lunghi.
La sua risposta è semplice. “Libertà”. Questo lui ci dice. E’ quasi una esigenza, una necessità. Gli orari di lavoro impossibili, gli impegni e la "voglia di non condizionare gli altri" lo hanno portato a scegliere questa formula. Andata e Ritorno. Sale in macchina, accende il motore e va.
Poi c'è il rapporto con lo Juventus Club Tivoli.
È nato quasi per caso, grazie al suggerimento di alcuni amici.
Ma è diventato subito qualcosa di importante.
Daniele racconta di aver trovato un ambiente che rispecchia il suo modo di vivere il tifo: passione, amicizia, condivisione e rispetto. “Mi piace la mentalità non mi piace la confusione e le trasferte con i pulmann”. "Peccato averlo conosciuto tardi" dice. Ma conclude con una frase che vale più di tante altre: “Ma non è mai troppo tardi. Ora sono felice”
E allora viene da pensare che questa non sia soltanto la storia di un uomo che percorre 1.400 chilometri per vedere una partita.
È la storia di ciò che la Juventus riesce ancora a rappresentare.
Una bandiera. Un ricordo d'infanzia. La voce di un padre. Un'emozione che resiste al tempo.
Un motivo per partire. Un motivo per tornare. Un motivo per sentirsi vivi.
Perché alla fine i chilometri si dimenticano.
La stanchezza passa. Le notti insonni diventano un dettaglio.
Le emozioni no. Quelle restano per sempre.
Ed è per questo che, quando si parla di passione bianconera, qualcuno può semplicemente tifare.
E qualcun altro può andare... al (Di) Massimo.
Perché quando l'amore è vero, 1.400 chilometri diventano la strada più breve per tornare a casa.
21.09.2026 Nuanda